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Il Borgo Di Labro

La valle del fiume Velino, a cavallo tra Umbria e Lazio, la parte più a Nord della provincia di Rieti. Qui, in un paesaggio di bellezza sconfinata, si scorge, arroccato, tra i boschi, il castello di Labro (foto: www.visitlazio.com) circondato dal borgo fortificato. 

 

La strada per raggiungerlo sale dolcemente sul pendio regalando la sensazione che qui il tempo si sia fermato, incastonando nel paesaggio un borgo, fatto di pietra e di silenzio. È proprio il silenzio che accoglie il visitatore a Labro, camminando nei vicoli che conducono all’interno del piccolissimo borgo, dove il vento è l’unico suono che rende ancor più magico questo luogo. Ogni angolo è l’occasione per soffermarsi a pensare, immaginando tempi lontani, quando dalle mura si osservava il territorio circostante, con, sullo sfondo, il lago di Piediluco e i monti del Terminillo, i boschi e le vallate. 

 

Labro è anche la testimonianza di un progetto che ha saputo investire sul recupero del patrimonio culturale e architettonico: alla fine degli anni ‘60 Yvan Van Mossevelde, architetto fiammingo, specializzato nel recupero di edifici storici, conobbe Labro e colse la bellezza paesaggistica di questo frammento di storia immerso nella natura incontaminata. Da qui prese corpo un “sogno” per restituire un nuovo futuro a Labro: la sensibilità dell’architetto belga incontrò l’opportunità di attrarre investimenti privati e, dal 1969, il borgo di Labro ha iniziato un percorso di restauro e di rinascita. 

(19/10/2015 Andrea Ferraretto - Quattro passi nei parchi)

L'attuale castello sorge su quelle che, fino al XV secolo, erano le mura di difesa dell'antica rocca.

Le sale, essendo la struttura ancora abitata dalla famiglia Nobili Vitelleschi, sono completamente arredate con mobili, oggetti e quadri tramandati di generazione in generazioni. Di particolare interesse è l'archivio di famiglia, intatto e particolarmente fornito di documenti che, partendo circa dall'anno mille, raccontano la storia di Labro e della famiglia fino ai nostri giorni.

E' possibile visitare il castello contattando l'Associazione Culturale Castello Nobilio Vitelleschi nata con lo scopo di preservare la struttura.

ASSOCIAZIONE CULTURALE CASTELLO NOBILI VITELLESCHI

+39 0746 636020

Lago di Ventina

Il lago di Ventina è un piccolo bacino lacustre naturale sito in provincia di Rieti, nel territorio del comune di Colli sul Velino. La sua superficie è di 0,12 km² ed il suo perimetro di circa 1,5 km, per una profondità massima di 3,5 metri.

Come i vicini laghi Lungo, di Ripasottile e di Piediluco, rappresenta un residuo dell'antico lacus Velinus. Il suo precedente nome era lago dei Colli. Il lago è alimentato da diverse sorgenti che ne mantengono inalterato il livello pure durante l'estate. Il bacino è molto apprezzato dai pescatori per la presenza del luccio, il persico reale, il persico trota, la carpa, la tinca e la trota.

Lago di Piediluco

Il lago di Piediluco si trova nell'Italia centrale: sulle sue rive sorge il paese di Piediluco, frazione di Terni. Collocato alle propaggini sud-orientali dell'Umbria, con un ramo che sconfina nel Lazio, il lago di Piediluco può essere considerato il più grande bacino lacustre naturale della regione dopo il Trasimeno. Il nome sembra potersi interpretare come "ai piedi del bosco sacro"[1]. Insieme ai laghi Lungo, di Ripasottile e di Ventina situati in provincia di Rieti, rappresenta uno dei resti dell'antico Lacus Velinus, grande bacino di origine alluvionale venutosi a formare a partire dal Quaternario.

Di forma irregolare con un perimetro di circa 13 chilometri, il lago si trova ad un'altitudine di 375 metri, con una profondità massima attestata sui 19 metri. Il suo immissario naturale è il rio Fuscello, gli altri due immissari sono invece rappresentati da canali costruiti dall'uomo, uno che lo collega al fiume Velino, l'altro che fa convogliare nel lago una porzione di acqua derivata invece dal fiume Nera, lungo ben 42 chilometri. Si può tranquillamente affermare che l'afflusso ed il deflusso delle sue acque è completamente regolato per il fabbisogno energetico delle industrie della vicina Terni. L'emissario, cioè il fiume Velino, è deviato verso Marmore dove si getta nel fiume Nera formando la cascata delle Marmore.

La Cascata delle Marmore è una cascata a flusso controllato, inserita in un grande parco naturale, tra le più alte d'Europa, potendo contare su un dislivello complessivo di 165 m, suddiviso in tre salti. Si trova a circa 7,5 km di distanza da Terni, in Umbria, quasi alla fine della Valnerina, la lunga valle scavata dal fiume Nera. Il nome deriva dai sali di carbonato di calcio presenti sulle rocce che sono simili a marmo bianco.

Le acque della cascata sono utilizzate per la produzione di energia idroelettrica. La cascata non è dunque sempre aperta a pieno regime. Quando è aperta a flusso minimo la cascata scopre le rocce e la vegetazione sottostante.

Un segnale acustico avvisa dell'apertura delle paratoie di regolazione, e in pochi minuti la portata aumenta fino a donarle l'aspetto conosciuto. L'accesso al parco è possibile dal basso (belvedere inferiore) e dall'alto (belvedere superiore) con pagamento di un biglietto. Diversi sentieri percorrono il parco ed è possibile andare a piedi tra i due belvedere, sia in salita che in discesa.

Di notte la cascata è sempre illuminata da un evoluto impianto a led di ultima generazione, che garantisce un fascio di luce ed una illuminazione uniforme.

Il lago Lungo e il lago di Ripasottile sono i residui di un grande lago che anticamente ricopriva gran parte della Piana Reatina: il lago Velino, bonificato dagli antichi romani con la creazione di un varco nelle montagne che circondano la pianura e il deflusso delle acque lacustri con la creazione della cascata delle Marmore. Altri interventi di bonifica si sono succeduti nel corso dei secoli, allo scopo di contrastare il reimpaludamento della valle e le esondazioni del fiume Velino (dette pianara).

L'interesse naturalistico dell'area fu iniziato a notare solo negli anni settanta. Alla fine di quel decennio l'Enel propose un progetto che prevedeva lo sfruttamento idroelettrico dei due laghi, il quale però suscitò molte critiche e fu bloccato dalla giunta comunale reatina di Ettore Saletti. Inoltre fecero molto scalpore le proteste seguite all'approvazione della superstrada Rieti-Terni, che nei progetti iniziali sarebbe dovuta passare in mezzo ai due laghi come la vecchia strada statale e venne poi costruita su un altro percorso.

Questi due casi, come anche il pericolo rappresentato dall'espansione di Rieti verso nord, accelerarono il processo verso la protezione della zona. La riserva fu istituita ufficialmente con la legge regionale n. 94 del 17 giugno 1985.

La tradizione popolare narra che il Poverello si trovasse sui monti attorno a Rivodutri quando scoppiò un forte temporale. Francesco allora cercò riparo sotto un faggio, che per volontà di Dio piegò i suoi rami come fosse un ombrello. Così la saggezza popolare ha spiegato la forma unica dell’albero.
Il faggio è, quindi, famoso per la sua forma straordinaria, con i rami c
he s’intrecciano sinuosi a creare onde e nodi dalla bellezza inusuale. Questa particolarità rende unico il Faggio di San Francesco. Gli altri esemplari della specie tendono a estendersi verso l’alto, mentre il faggio di Cepparo ha subito una rarissima mutazione, ad oggi nota solo in altri due esemplari in tutto il pianeta: in Inghilterra e in Nord America.

Inaugurato nel 2003, il Cammino di Francesco si compone di otto tappe ed è lungo 80 km. Per permettere ai viaggiatori di orientarsi lungo il tragitto le strade interessate sono dotate di un'apposita segnaletica in legno, integrata nel 2010 con altri cartelli in alluminio.

Il tracciato ricalca il percorso compiuto dal santo nelle sue visite alla Valle Santa; i principali punti di interesse toccati sono i quattro santuari, il centro storico di Rieti, l'Abbazia di San Pastore ed il bosco del Faggio di San Francesco a Rivodutri, lungo un tracciato a contatto con la natura della Piana Reatina che attraversa la Riserva naturale dei Laghi Lungo e Ripasottile. Se si percorre il cammino in bicicletta, si può fare uso anche della ciclovia della Conca Reatina.

A tutti coloro che si sottopongono al viaggio viene conferito un attestato, chiamato "Passaporto", che documenta l'effettivo compimento del percorso: deve essere ritirato presso uno dei quattro santuari, e va fatto timbrare ad ogni tappa. In più, se il percorso viene compiuto in non meno di due giorni, si può richiedere l'"Attestato del pellegrino" all'Ufficio del Cammino di Francesco, a Rieti in Via Cintia 87.

Il santuario Eremo di Greccio è uno dei quattro santuari eretti da San Francesco nella Valle Santa, insieme al santuario di Fonte Colombo, al santuario della Foresta, e il santuario di Poggio Bustone.

Sito a circa 15 km dal capoluogo di provincia di Rieti, è incassato, ad un'altitudine di 665 m s.l.m., nella roccia dei monti nelle immediate vicinanze dell'antico borgo medievale di Greccio con uno splendido affaccio sull'ampia conca reatina.

Il santuario e convento di Poggio Bustone, dedicato a San Giacomo, si trova a Poggio Bustone ed è uno dei quattro santuari francescani che delimitano il Cammino di San Francesco nella Valle Santa reatina, insieme al convento di Greccio, al santuario della Foresta, e al santuario di Fonte Colombo.

Il Santuario superiore o Grotta delle Rivelazioni è accessibile dal piazzale principale tramite un ripido sentiero segnalato in mezzo al bosco, che copre un dislivello di 400 metri e ospita lungo il suo percorso varie cappelle seicentesche, a ricordo di vari episodi accaduti al santo nel corso delle varie ascese alla grotta dove era solito pregare. La salita dura circa 30 minuti.

L'edificio del santuario superiore è assai rustico; la prima costruzione attorno alla grotta risale al Quattrocento, e fu ampliata nel 1634.

Il santuario-convento di Fonte Colombo presso la città di Rieti è uno dei quattro santuari francescani che delimitano il cosiddetto Cammino di San Francesco nella Valle Santa reatina, insieme al convento di Greccio, al santuario della Foresta, e al santuario di Poggio Bustone (convento di San Giacomo).
Nella parte più nascosta di un bosco di lecci secolari, sulla costa del verdissimo monte Rainiero, si adagia il santuario di Fontecolombo. Come ci dice l'Anonimo Reatino è il Sinai francescano, è, infatti, il monte scelto da Francesco per stilare la regola definitiva del suo Ordine. Qui tutto è sacro: gli edifici e il bosco stesso, perché racchiude il Sacro Speco, la grotta naturale in cui Francesco scrisse la regola del suo Ordine.
Il santuario di Santa Maria della Foresta è uno dei quattro santuari eretti da san Francesco, insieme al santuario di Fonte Colombo, al santuario di Greccio, e al santuario di Poggio Bustone. Sito a circa 3,5 km dal capoluogo di provincia di Rieti e a due km dal vicino paese di Castelfranco.
Il Monte Terminillo (Mons Tetricus per gli antichi romani) è un massiccio montuoso, la cui vetta più elevata raggiunge i 2217,13 m di altitudine (nuova rilevazione, precedentemente l'altezza era di 2216 m s.l.m.). Appartenente al gruppo dei Monti Reatini dell'Appennino Abruzzese, situato a 20 km da Rieti e a 100 km da Roma, fino al 1927 il massiccio montuoso e gran parte dei paesi pedemontani, esclusi Poggio Bustone, Rivodutri e Morro Reatino, appartenevano alla provincia dell'Aquila. La vetta è la terza più alta del Lazio, si trova nel territorio del comune di Leonessa ed è un simbolo dell'intera provincia di Rieti.
Terminillo offre anche possibilità di sviluppo turistico alternativo allo sci, a partire dal paesaggio che, in particolare nella zona est, ricorda le Dolomiti Venete. Numerose e variegate le passeggiate. La presenza faunistica e la flora sono relativamente modeste, viste le importanti altitudini già a partire dal paese (1650 s.l.m.) e gli impianti di risalita presenti non hanno recato impatto ambientale rilevante. Ad oggi, tuttavia, questa montagna vede crescere costantemente l'interesse verso attività sportive come il trekking (sky race, gara di corsa in montagna lungo i sentieri del CAI) e l'escursionismo estivo ed invernale, collegati anche alle tematiche religiose e spirituali del Cammino di Francesco.
Numerosi sono i percorsi a piedi che portano in vetta o su cime secondarie, da entrambi i versanti. Dalla cima la vista spazia a 360° sulla sottostante piana di Rieti, su tutta la Sabina fino alla campagna romana, sui monti dell'alto Lazio (Monte Pozzoni), i Monti Sibillini, i Monti della Laga, il Gran Sasso d'Italia, i monti del Cicolano, le Montagne della Duchessa, il massiccio del Monte Velino e i Monti Carseolani. Vicino alla Sella di Leonessa a quota 1820 m è presente il Rifugio CAI Angelo Sebastiani.

Il massiccio ospita due stazioni sciistiche, una più nota e frequentata sul versante meridionale che prende il nome direttamente dal massiccio (Terminillo) e posta in località Campoforogna (1640 m s.l.m.), l'altra posta sul versante opposto settentrionale (Leonessa-Campo Stella), geograficamente non collegate tra loro. Entrambe le stazioni hanno un bacino potenziale di utenza che copre l'Umbria, tutto il Lazio settentrionale, cioè la provincia di Rieti e quella di Viterbo, e parte di quello centrale cioè parte della provincia di Roma.

La stazione meridionale del Terminillo è situata a 20 km dalla città di Rieti con cui è collegata attraverso la Strada statale 4 bis del Terminillo. Dispone di 4 impianti di risalita dislocati tra i 1500 e 2108 metri di quota, 40 km di piste dedicate allo sci alpino e 20 km di tracciati dedicati allo sci nordico, oltre alla presenza di buone strutture ricettive.

Scoperta da Mussolini e sorta nel periodo fascista tra le prime dell'Appennino, frequentatissima poi negli anni sessanta e settanta, la località ha subìto la concorrenza delle vicine stazioni d'Abruzzo negli anni ottanta e novanta, non riuscendo a tenere il passo col resto dell'Italia centrale, vuoi anche per la mancanza di un collegamento autostradale.

È ancora funzionante la funivia storica realizzata nel 1938, nella stazione di partenza vi sono le decorazioni realizzate dal pittore d'avanguardia Achille Dal Lago.

Nel biennio 2005-2007, all'interno di un piano di riammodernamento degli impianti, sono state installate nuove seggiovie quadriposto ed è previsto un piano complessivo di estensione del chilometraggio delle piste, per completare il collegamento con la Vallonina e gli impianti di Campo Stella.

Unica in tutto il Centro Italia è l'illuminazione delle piste da fondo utilizzabili anche in piena notte.

La Sella di Leonessa è un passo stradale appenninico che si trova sull'Appennino centrale a quota 1890 m s.l.m. lungo la strada provinciale 10 della Vallonina, in prossimità della vetta del monte Terminillo, all'interno del territorio del comune di Leonessa (RI), collegando la Val Leonina con il versante sud del Terminillo e la Piana di Rieti.

La strada provinciale 10, oltre ad essere estremamente panoramica, costituisce un'opzione secondaria di collegamento tra la città di Leonessa e il capoluogo Rieti, pur non essendo la via più diretta.

L'attraversamento dei monti Reatini sarebbe in linea d'aria il collegamento più diretto, ma l'orografia montuosa e la necessità di salire molto in quota rende la Sella di Leonessa un collegamento meno conveniente rispetto a quelli che aggirano il massiccio del Terminillo ad ovest e ad est (la strada statale 521 che passa per Morro Reatino, anch'essa abbastanza tortuosa, ma comunque preferibile sia per tempo di percorrenza che per minore lunghezza, e il percorso della Via Salaria passando per Posta-Antrodoco-Cittaducale, il più lungo dei tre, ma il più lineare, e quindi anch'esso preferibile alla Sella di Leonessa).

Inoltre l'accumulo di precipitazioni nevose in prossimità del passo, presenti tipicamente fino al mese di maggio, ne rendono possibile il transito stradale fino alla cima sostanzialmente soltanto da maggio a novembre.

I Piani di Castelluccio sono un altopiano carsico-alluvionale dell'Appennino centrale (Appennino Umbro-Marchigiano), situato nel versante umbro dei Monti Sibillini, ai piedi del Monte Vettore. Ricade all'interno del territorio dei comuni di Norcia (PG) e Castelsantangelo sul Nera (MC), nei pressi della frazione di Castelluccio, e del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. L'altopiano costituisce il fondo di un antico lago appenninico, ora prosciugatosi e noto per i suoi fenomeni carsici.
I Piani sono noti per la coltivazione delle Lenticchie di Castelluccio, le temperature minime raggiungibili in inverno, a volte prossime o inferiori ai -30 °C, e per la Fiorita, ossia il fenomeno di fioritura che colora il piano tra la fine di maggio e l'inizio di luglio. In questo periodo sbocciano soprattutto papaveri, fiordalisi, margherite e lenticchia

Il Museo delle mummie è un museo situato a Ferentillo (in provincia di Terni) che espone delle antiche mummie degli abitanti del paese.

Il museo venne creato alla fine del XIX secolo, quando scavi effettuati nella cripta della vecchia chiesa del paese portarono alla luce numerosi corpi mummificati, alcuni dei quali con gli abiti ben conservati. Oggi però l'aria umida entrante dalle finestre ne ha compromesso lo stato di conservazione, sia degli abiti che delle mummie stesse.

Nella sigla di apertura del film Nosferatu, principe della notte con Klaus Kinski viene mostrato uno scorcio del museo.

Rieti è un comune italiano di 47 553 abitanti del Lazio, capoluogo dell'omonima provincia e capitale della regione storica della Sabina. L'etnico "reatini" proviene etimologicamente dal nome latino della città, i.e. Reate.

Ritenuta dagli autori dell'età classica il centro geografico d'Italia (Umbilicus Italiae), Rieti sorge nella fertile Piana Reatina alle pendici del Monte Terminillo, sulle sponde del fiume Velino, in un territorio ricco d'acqua che fornisce alla Capitale molta dell'acqua potabile di cui necessita.

Di origini ancor più antiche di Roma, fu fondata all'inizio dell'età del ferro e divenne un'importante città dei Sabini. Fu conquistata dai Romani nel 290 a.C e, dopo la caduta dell'impero, dai Visigoti; sotto i Longobardi fu gastaldato nel Ducato di Spoleto. Entrata a far parte dello Stato Pontificio, costituiva un territorio di frontiera con il Regno di Napoli e nel XIII secolo fu frequentemente sede papale. Dopo l'annessione nel 1860 al Regno d'Italia fu aggregata alla provincia di Perugia, in Umbria, finché nel 1927 fu istituita la provincia di Rieti passando nel Lazio.

È caratterizzata da estati calde e da inverni con temperature notturne spesso inferiori allo zero. La bellezza del paesaggio e la quiete dei luoghi ne fanno un posto vivibile e meta privilegiata di molti turisti, provenienti soprattutto dalla vicina Roma.

Sotto l'odierna via Roma, è possibile ammirare un meraviglioso scorcio dell'Italia sotterrane: i resti del viadotto romano costruito nel III secolo a.C. come conseguenza della conquista romana ed affiancato all'opera di bonifica della piana.
Questo manufatto, superando il fiume Velino, permetteva alla Via Salaria, l'antica via del sale, di raggiungere la città evitando allagamenti ed impaludamenti, assumendo così un ruolo di estrema importanza per la Reate romana che necessitava di un diretto collegamento con l'Urbe.
La struttura, inglobata nei sotterranei di alcune nobili dimore reatine, è formata da grandiosi fornici costruiti con enormi blocchi squadrati di travertino caverno, a sostegno del piano stradale.

Carsulae era un'antica città di epoca romana (sebbene i primi insediamenti si registrarono in epoca pre-romana) posta lungo la futura via Flaminia, in Umbria, al confine tra i territori comunali di Interamna Nahars (Terni) e Casventum (San Gemini).

Abbandonata già in epoca remota a seguito di gravi smottamenti del terreno, è ancora in parte sepolta sotto alcuni metri di terreno.

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